25 - 07 - 2017

La giornata tipo pedalando sulla Via Francigena.



Diario di viaggio, parte 3/4
Segue da: Via Francigena: diario di un pellegrinaggio.

in bicicletta sulla via Francigena

in bicicletta sulla via Francigena

Il racconto del pellegrinaggio sulla Via Francigena intrapreso da Francesco Barletta e Raffaele Antonino vuole essere anche una sorta di vademecum per i prossimo “aspiranti” pellegrini. Abbiamo quindi ritenuto utile e doveroso illustrare lo svolgimento anche “pratico” di una giornata tipo.

“La nostra giornata era scandita in questa maniera – spiega Barletta -: sveglia alle sei e mezza, colazione abbondante, e verso le otto eravamo già in bici. Arrivo previsto a metà pomeriggio, e già alle otto di sera dormivamo. Una vita da atleti, quindi. Ancora, non conosciamo sosta, e facciamo rotta verso Besancon: tappa a Gray dopo settanta chilometri. E siamo consapevoli che da qui comincia il tratto più difficile, con le prime montagne. La pianura è terminata, ora siamo noi, la strada e il nostro obiettivo: la Svizzera e poi l’Italia. Siamo al 21 ottobre: eravamo a Canterbury tredici giorni fa, e adesso siamo quasi al confine con la Svizzera. Tappa dura, quella che da Ornans conduce a Pontarlier. E il giorno dopo, a Orbe, cambia tutto. Il clima diventa più rigidi, ma l’ospitalità è molto migliore. I sacerdoti svizzeri sono molto disponibili nei nostri confronti. A Orbe giungiamo a Montreau, costeggiando il lago di Losanna. Fa veramente tanto freddo: al mattino quando partiamo sono cinque gradi circa. Sia a Orbe che a Montreau che a Orsieres (il paese da cui comincia la scalata al Gran San Bernardo) abbiamo un’ospitalità completa e gratuita”.

Ma non tutto fila sempre liscio: è stata la tenacia dei due giovani a permettergli di portare a termine il viaggio in maniera assolutamente fedele al percorso della Via Francigena: “Arrivati ai piedi della grande montagna, ci dicono che non possiamo salire fino al passo, perché è chiuso per via delle nevicate. Decidiamo ugualmente di scalarlo, anche perché il tunnel è percorribile solo in auto. Notte agitata, perché il San Bernardo ci spaventava. Appena svegli ci dirigiamo verso la canonica, dove facciamo colazione con tre sacerdoti. Comincia subito la salita, che diventa sempre più impegnativa. Dopo 25 chilometri di ascesa arriviamo al bivio che porta al tunnel o al San Bernardo. Prendiamo la seconda strada, e saranno i sette chilometri più duri di tutta la Via Francigena. Salita ripida, e il peso della bici era sempre più difficile da trasportare. Pensavamo di morire lungo il San Bernardo: più di una volta abbiamo messo piede a terra, per prendere fiato e poi ripartire. Arrivati sul passo, abbiamo trovato un “hospital” per pellegrini. Ci hanno offerto formaggio e brodo caldo. Questo ci ha rinfrancato tantissimo. Pensavamo che il peggio fosse finito: avevamo un laghetto a pochi metri, e le montagne tutt’intorno. Il passo era chiuso, quindi non c’erano auto. Abbiamo dovuto scavalcare la sbarra, e poi, solo noi e la salita! Dopo esserci rifocillati, ci buttiamo in discesa verso Aosta: eravamo finalmente in Italia!”.

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