24 - 07 - 2017

Luoghi dello spirito in terra d’Abruzzo: la cattedrale di Atri



Atri, veduta della basilica cattedrale

Atri, veduta della basilica cattedrale

ATRI (Teramo) – Nascosta nelle pieghe dei calanchi d’Abuzzo c’è una magnifica cittadina di fondazione romana, che affonda i suoi natali ai tempi dell’imperatore Adriano, che costruì questo baluardo sull’Adriatico dandogli il nome della madre, Adria Picena. L’antica Hatria custodisce tutt’ora un centro storico impreziosito dalla basilica cattedrale, un tempo sede del vescovado, oggi diviso con la vicina Teramo. Infatti la diocesi prende il nome di Teramo-Atri.

Ma veniamo alla spiegazione, tratta dal sito ufficiale www.cattedraleatri.it, della basilica, che all’interno, tra le colonne romaniche, racchiude splendidi affreschi ottimamente mantenuti. La Basilica Concattedrale di Atri, città dell’Abruzzo marittimo in Provincia di Teramo, dedicata a Santa Maria Assunta, è inserita in un tessuto urbano tipicamente medioevale ed è posta lungo la direttrice principale dello sviluppo della città. E’ opera di Raimondo di Poggio e Rainaldo d’Atri, che la iniziarono verso il 1260, in sostituzione di una chiesa romanica a cinque navate, eretta nella seconda metà del sec. XII. Fu terminata nel 1305, mentre l’ottagono superiore del campanile venne apposto da Antonio Lodi nel 1502.

Si trovano tre portali datati e firmati. Il primo è di Rainaldo d’Atri (1305). Di chiaro stile gotico presenta un’ elaborata ornamentazione a traforo di capitelli con uccelli beccanti ed un lineare coronamento cuspidato. Il portale di mezzo è di Raimondo di Poggio (1288). Si trova inserito tra due lesene e tra due leoni d’ispirazione ancora medioevale, con al centro l’Agnello Crucigero e gigli agli spigoli, gli stemmi della dinastia francese degli Angioini allora regnanti. Il terzo è anch’esso di Raimondo di Poggio (1302) con ricchi ornamenti negli archivolti.

Il campanile si trova sul filo del fianco sinistro, rivestito di conci in pietra d’Istria; è alto 54,50 metri ed ha una scala interna di 147 gradini. Pregevole esempio di architettura romanica, è a pianta quadrata, poggiante su di un solido basamento di età romana. Iniziata la costruzione nel 1252 venne completata nel 1305 fino alla torre con le celle delle quattro campane. La parte terminale venne conclusa nel 1502 dal famoso architetto lombardo, Antonio da Lodi, che costruì simili cuspidi in molti campanili delle terre adriatiche. Chi salga sul campanile in una splendida mattinata, potrà godere di un’ottima visuale panoramica, oltre a toccare i severi bronzi, del peso di varie tonnellate. Le quattro campane, secondo la tradizione locale, vengono chiamate: la “Borea” orientata a nord, la “Mare” ad est, la “Sole” a sud ed il “Campanone” ad ovest. Da qui il visitatore potrà ammirare la città sottostante con le varie torri, in lontananza il Gran Sasso d’Italia e più da vicino il mare con la riviera adriatica. Con un buon binocolo da marina e a ciel sereno spiccano anche le cime delle Alpi dinariche nel territorio jugoslavo.

Esplorando l’interno della chiesa, notiamo subito le forme squadrate e molto ampie, che conferiscono una forma di solennità che stupisce il fedele che vi entra. Di forma rettangolare a tre navate, misura in lunghezza m. 56,60 ed in larghezza m. 24,70. Ad una prima impressione di severa semplicità subentra subito un senso di ammirazione per le forme contenute rispetto al verticalismo gotico degli archi acuti.

Mirabile è la visione che offre il Coro dei Canonici, con alle pareti il ciclo pittorico di Andrea de Litio (1481-1489). Esso costituisce non solo il capolavoro immortale del pittore, ma la più vasta opera pittorica del primo rinascimento in Abruzzo a dimostrazione delle risultanze a cui potevano giungere le idee innovatrici fiorentine, fuori Toscana, in una regione, nel regno napoletano, molto sensibile all’evolversi degli stili e delle forme. Andrea de Litio nacque a Lecce de’ Marsi nell’aquilano, verso il 1420. Da giovane formò la sua educazione culturale a Firenze, riuscendo a comporre in maniera autonoma e complessa da farlo ritenere un vero e grande Maestro, l’eredità neogotica di Masolino da Panicale e di Gentile da Fabriano con la scientificità innovatrice di Paolo Uccello e di Piera della Francesca, e con i nuovi apporti “cortesi” del neo-gotico internazionale.

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Commenti

Un commento in “Luoghi dello spirito in terra d’Abruzzo: la cattedrale di Atri”
  1. Alex scrive:

    Una raccomandazione eccellente, senza alcun dubbio! Questa regione può offrire grandi momenti.

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