Cappella di San Rufino d’Arce – Assisi (Perugia)



Cattedrale di S. Rufino - interno

Cattedrale di S. Rufino – interno

La Cappella di San Rufino d’Arce si trova nell’omonima Cattedrale di Assisi. Al suo interno è conservato il corpo del santo sotto l’altare.

La cappella venne costruita appsotamente per deporvi le spoglie del santo che vennero trasportate dalla piccola chiesa di San Rufino d’Arce che era stata il luogo del martirio e suo primo sepolcro.

La cappella venne costruita nel transetto di sinistra della cattedrale. La tradizione vuole che il giovane Rufino venne gettato in un pozzo da un suo superiore. Il parroco infatti aveva commesso un grave reato, un delitto commesso proprio in presenza del giovane.

Lo scopo del parroco era quello di far testimoniare a Rufino il falso ma impedito in questa sua intenzione in uno scoppio d’ira lo gettò nel pozzo. Il corpo del santo rimase molto tempo nascosto nella acque fino a quando i monaci del Monte Subasio non videro delle miracolose luci scaturire proprio dal pozzo, luci che permisero di trovare miracolosamente la salma del povero martire.

Accanto al pozzo  in seguito venne fatta costruire una chiesetta in nome del santo martire della verità.

Ringraziamo Mario Scaloni per queste ulteriori informazioni:

San Rufino “Rufinuccio” “Rufinello” d’Arce

“Esisteva sulle colline vicino a Collemancio una Rocca a un chilometro dal più importante Monastero di Sant’Apollinare del Sambro”, come lo evidenzia G. Baldaccini che nel 1846 visitò la località in cui ancora si potevano vedere dei resti di muri e un piccolo arco. Il luogo si chiamava Arce, la struttura era poggiata su uno sperone di roccia, sotto la quale scorreva un torrente, (il fosso della Rocca o di San Rufino) che si immetteva nel Sambro.
Secondo la leggenda San Rufino d’Arce era un giovane chierico che venne gettato in un pozzo da un suo superiore che aveva commesso un grave reato proprio in presenza del giovane. Lo scopo del parroco era di far testimoniare il falso a
Rufino (o “Rufinuccio” o “Rufinello”), ma vedendo che il giovane si rifiutava, in un impeto d’ira lo gettò nel pozzo. Il corpo del Santo rimase diverso tempo nascosto, fino a quando dei monaci eremiti del Monte Subasio non videro delle luci che provenivano dal pozzo, ritrovando la salma del ragazzo. Accanto a tale pozzo fu eretta nel 1282, nei pressi di Rivotorto d’Assisi, una piccola chiesa dedicata a Rufino d’Arce martire per la verità. Le spoglie del Santo sono custodite in un sarcofago nella Cattedrale di San Rufino in Assisi in una omonima cappella nel transetto di sinistra, dopo che furono trasportate dalla piccola chiesa di San Rufino d’Arce che era stata il luogo del martirio e suo primo sepolcro. Per quanto noto, esistono solo quattro raffigurazioni di San Rufino d’Arce: due in Assisi e altrettante a Collemancio di Cannara dove, almeno fino alla prima metà del novecento, ne esisteva un’altra nella chiesa rupestre di San Vito.

Assisi, cattedrale di San Rufino, altare di San Rufino d’Arce, San Girolamo e San Rufino d’Arce (1637) Cesare Sermei (1581-1668) olio su tela. Museo Diocesano.

 

Assisi, cattedrale di San Rufino, transetto, braccio destro, sacrestia grande, appeso parete d’ingresso. Cesare Sermei, secolo XVII, Santi Rufino d’Assisi. Cesidio e Rufino d’Arce.

 

Collemancio di Cannara – ex chiesa della Madonna delle Piagge. A destra la Madonna con Bambino e angeli, Santo Stefano patrono di Collemancio e San Rufino d’Arce eseguita, come recita l’iscrizione nella parte inferiore dell’affresco, su commissione di Piergentile di Jacopo nel 1609: DELUBR HOC DIE XX IANUARI EXPOLITUM MDCVIIII, PIERGENTILIS JACOBI, EXPOLIENDUM EE LEGAVIT.

 

Collemancio di Cannara – Palazzetto del podestà, primo piano, parete sala grande. L’incoronazione della Vergine da parte di Gesù Cristo e Dio Padre, con in basso i Santi Barbara che tiene in mano il torrino simbolo di Collemancio nell’atto di offrirlo a Santo Stefano e Rufino d’Arce, riconducibile al nome di Ascensidonio Spacca detto il Fantino, pittore di Bevagna (1557-1646). Intorno fa da cornice una fronda con i colori azzurro e oro, come il vicino stemma della famiglia Baglioni.

 

Don Sante Sabbatini, pievano della chiesa di Santo Stefano di Collemancio, nella sua memoria datata 20 dicembre 1828, inviata all’Ill.mo e Rev.mo Monsignor don Gregorio Zelli Jacobuzzi Vescovo di Assisi, a proposito della chiesa di San Vito di Collemancio scrive: “Nell’altare laterale in quadro dipinto in tela rappresentasi Maria SS. col Bambino in alto, e sotto a destra S. Stefano Protomartire e a sinistra S. Ruffino d’Arce con cotta e con motto “VERITAS”. Fin dal 1950 di tale quadro nessuna traccia.

 

 

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