20 - 09 - 2017

Santuario Maria Santissima del Crispino – Monforte San Giorgio (Messina)



Santuario Santuario Maria Santissima del Crispino

Santuario Santuario Maria Santissima del Crispino

Nel Santuario Maria Santissima del Crispino di Monforte San Giorgio si venerava la sacra icona della Madonna su una pala in cedro libanese, oggi l’opera è scomparsa.

L’icona della Vergine era già venerata nell’800 all’interno di una chiesa rupestre di origine bizantina. Con la conquista da parte degli arabi l’icona venne nascosta nel bosco di Crispino, luogo di dimora di eremiti. Nel 1945  Pietro Guido da Monforte andò a Crispino per condurre qui una vita eremitica e fece costruire il primo santuario.

Il santuario venne custodito nei primi anni dagli eremiti che qui abitavano. L’edificazione della chiesa è databile tra il  1663 e il 1680. All’interno la pianta della chiesa si presenta a navata unica e con volta a botte. La bella facciata è suddivisa da lesene, il portale al centro possiede due stipiti in pietra locale.

Troviamo la tela della  Madonna che allatta Gesù Bambino sull’altare dedicato alla Vergine, l’opera è di scuola messinese e risale al secolo  XVI-XVII. All’interno troviamo anche altre opere di rilievo come un crocifisso il legno del XVII secolo; un dipinto con  S. Filippo Neri, del secolo XVII.

Commenti

2 commenti in “Santuario Maria Santissima del Crispino – Monforte San Giorgio (Messina)”
  1. zingo scrive:

    Grazie Antonio per l’importante contributo che ci hai inviato.

  2. Antonio Nastasi scrive:

    A Monforte San Giorgio è presente anche un altro importante Santuario dedicato alla Madonna Immacolata (ex Madonna del Castello) che sovrasta il centro abitato di Monforte.

    la Chiesa e la statua dell’Immacolata

    FEDE E TRADIZIONE

    La statua di marmo della Madonna col Bambino ospitata nella chiesetta eretta dove un tempo sorgeva la cappella del Castello di Monforte è senza alcun dubbio la raffigurazione della Madonna più amata dai monfortesi. Il suo culto è molto antico e molto vivo. La popolazione monfortese durante i periodi di maggior pericolo (epidemie, eventi atmosferici, terremoti, guerre) ha fatto ricorso al suo aiuto; numerosi monfortesi la ringraziano per averli protetti nei momenti più difficili della loro vita ed alcuni per averli salvati dalla caduta di massi staccatisi dal colle.
    L’opera, secondo la tradizione, avrebbe sostituito un’icona di Maria rinvenuta in una grotta del colle del santuario dove era stata nascosta nel periodo iconoclasta (726-843) o durante la dominazione islamica per salvarla dalla distruzione. Molti monfortesi però credono che proprio la statua che oggi veneriamo e che risale al XVI secolo sia stata nascosta dentro una grotta per sottrarla alla distruzione degli iconoclasti o dei saraceni.

    STUDI SULL’OPERA

    Non risulterebbero documenti archivistici che indichino l’autore della statua. In mancanza di questi occorre perciò ricorrere ad una analisi stilistica dell’opera.
    Già lo storico Giuseppe Ardizzone Gullo nella sua pregevole opera “Guida ragionata al patrimonio storico-artistico di Monforte San Giorgio” avanza un’ipotesi ragionevole scrivendo che “la statua sembra essere opera attribuibile alla bottega di Francesco Laurana o di un suo stretto collaboratore”. Ma possibili altri due artisti potrebbero essere gli autori di tale importante opera, Antonello Cagini e Giovan Battista Mazzolo.

    CARATTERISTICHE DELL’OPERA MONFORTESE

    La Madonna col Bambino venerata a Monforte veste una tunica drappeggiata e stretta ai polsi che escono da un mantello attualmente bordato di azzurro (alcuni anni or sono lo era di oro) pure drappeggiato e trattenuto dalla mano sinistra della vergine. I capelli sono biondi, ondulati. La tunica raggiunge i piedi della vergine, il manto riceve movimento da un leggero piegamento del ginocchio mentre i piedi sembrano poggiare su uno strato di nuvole. Il Bambino in posizione eretta, dall’aspetto vispo ha la mano destra alzata in atteggiamento benedicente mentre con la sinistra regge un uccellino, un pettirosso, che con le piume del petto colorate di rosso, allude al sangue della passione . Il Bambino è sostenuto dal braccio sinistro della madre che con le dita gli tocca lievemente le gambe che escono nude da un drappeggio che gli cinge i fianchi. Si riconoscono in questa scultura alcune caratteristiche che si potrebbero attribuire alle opere mazzoliane : il collo lungo e lievemente inclinato da un lato, le dita sottili e affilate, la capigliatura fittamente ondulata, la bocca sottile atteggiata ad un lieve sorriso, un volto delicato caratterizzato da un’aria sognante. Ma queste stesse caratteristiche le ritroviamo anche in alcune opere attribuite ad Antonello Gagini. La statua poggia su un piedistallo sulle cui facce troviamo bassorilievi che raffigurano l’annunciazione, il concepimento di Gesù ad opera dello Spirito Santo rappresentato da una colomba, la natività. Da ciò si deduce che l’opera è dedicata alla nascita di Gesù da Maria; non può essere quindi definita una statua dell’Immacolata ma piuttosto una Annunziata: l’Immacolata Concezione, definita come dogma dalla Chiesa cattolica romana nel 1854, non si riferisce alla nascita di Cristo, ma alla nascita di Maria esente dal peccato originale.

    Fonte : Guglielmo Scoglio

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