28 - 03 - 2017

Santuario della Madonna delle Grazie – Fabriano (Ancona)



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La storia di questa piccola, splendida chiesetta inizia più di due secoli fa, quando, in fondo all’attuale via Madonna delle Grazie (una volta via Birarelli), a Fabriano, era stata collocata dalla pietà popolare, in una Maestà, la Sacra Immagine della Madonna delle Grazie.
Di questo quadro, olio su tavola, non si conosce precisamente l’origine e non è quindi neanche un importantissimo cimelio d’arte, ma è stato, è e sarà per sempre un segno, una prova della Fede e della grandissima devozione dei fabrianesi nei confronti la Santissima Vergine Maria.

In Lei tutti confidano trovando rifugio e consolazione. Questa effigie è diventata oggetto di devozione ancora più grande perché la mattina di mercoledì 13 luglio 1796 due pie donne, madre e figlia, sostando in preghiera di fronte a Maria, videro gli occhi dell’Immagine muoversi, come se fosse persona viva. Talmente tanto è stato lo stupore che insieme ad altri passanti avevano provato, che la notizia si diffuse per tutta Fabriano in poche ore.
Precisamente non si sa per quante volte, ma il Prodigio si è ripetuto in tanti momenti diversi della giornata. All’istante si è deciso di costruire una cappellina per accogliere la Sacra Immagine (al posto di un magazzino, momentaneamente riadattato), solennemente collocatavi l’anno seguente, 1797, sopra l’Altare.

 

Chiesetta

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I miracoli che si susseguirono furono moltissimi, tant’è che nel piccolo Santuario (sito in via Madonna delle Grazie con prolungamento in via delle Conce), erano conservati fino a pochi anni fa, molti ex-voto d’argento (contandoli, da una foto, quelli ai lati dell’altare sono circa 160), segno della costante protezione che Maria offre ai suoi figli.

La tradizione però ha conservato la memoria di altri prodigi pubblicamente accaduti.  Il primo è stato datato poco dopo il miracolo del 13 luglio 1796, prima ancora che si costruisse  il Santuario. Dalmazio Pilati, nel suo libro Santuari della diocesi di Fabriano-Matelica”, scrive infatti che un birocciaio, passando sul ponte del Salnitro (quasi attaccato alla Chiesetta) sotto il quale scorre il fiume Giano, si vide crollare il ponte stesso sotto i piedi per via del torrente in piena, ma implorando la Maestà vicina, che in quella occasione mosse nuovamente le Sue Pupille, ebbe salva la vita. Da notare che si parla ancora di Maestà e non di Santuario.

Tre anni dopo, il 26 giugno 1799, quando le truppe francesi dell’esercito napoleonico, guidate dal generale Monnier, stavano distruggendo Fabriano, il popolo impaurito si mise a implorare incessantemente la Madonna delle Grazie nel suo Santuario e immediatamente, il giorno seguente, ecco avverarsi non uno, ma due prodigi contemporaneamente: ancora una volta l’Immagine prese vita e mosse gli occhi davanti a clero e popolo allibiti; i francesi, come per incanto, cessando ogni forma di sopruso, letteralmente fuggirono da Fabriano. Inoltre, la nostra città è stata liberata dalle truppe nazifasciste proprio il 13 luglio 1944. Molti sono accorsi nella piazza del comune per salutare i soldati neozelandesi e i partigiani, ma tanti, donne e uomini, che i giorni precedenti avevano pregato nella chiesetta della Madonna delle Grazie incessantemente per la fine della guerra, giunta al culmine dei suoi effetti devastanti, andarono a ringraziare Maria perché aveva in poco tempo esaudito le loro preghiere.

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Osservando attentamente l’Effigie, il primo sentimento che passa per la mente di chi l’ammira è una virtù che Maria possiede fin dalla Sua Immacolata Concezione: l’umiltà. Il canonico Sante Agostinelli, ne “La cronaca religiosa di Fabriano – 1909”, scrive: “L’Immagine presenta linee regolari, pastosità di colorito, ispira modestia e devozione, mentre all’occhio, tutto dolcezza e amore, pare che sorrida la vita. Rappresenta la Vergine in atto di stringersi al seno con ambo le braccia il Bambino Gesù, il quale a Sua volta Le si avviticchia dolcemente al collo”.

L’Immagine, dopo il sisma del 1997, è stata trasferita nel centro comunitario della parrocchia di san Nicolò. Sul campanile a vela duplice del Santuario sono situati due sacri bronzi dedicati a san Nicolò e a santa Caterina, antecedenti all’erezione del Santuario, nel quale, nel giorno della festa, Papa Pio VI con rescritto del 29 maggio 1799, concesse di celebrare Messe votive in onore della Vergine e dai Pontefici Pio VII e Gregorio XVI venne concessa l’Indulgenza plenaria (alle solite condizioni) a chi avesse pregato nel Santuario il 13 luglio, oltre al titolo stesso di Santuario.
Qui sono presenti anche due foto dell’interno del Santuario scattate prima del bicentenario (1996), da Francesco Angelini (famoso fotografo fabrianese): ora, passando davanti alla Chiesetta, se si osserva da una finestrella, si notano tanti particolari mancanti, come per esempio la balaustra in legno, i vecchi lampadari e la decorazione della parete nella quale era presente l’immagine non più blu con decine di stelle color oro, ma pitturata semplicemente di verde. Dopo il restauro dell’Immagine stessa, non sono più state rimesse sul capo di Gesù e di Maria le splendide corone d’argento e la collana d’oro al collo della Santissima Vergine. Tutto è cambiato: inoltre la Fede, non solo in Maria, ma anche nella Santissima Trinità (come diceva don Luigi Monti nell’omelia della festa del 13 luglio 2012), si è molto affievolita. Speriamo veramente di poter rivedere molto presto aperto e soprattutto officiato il santuario della Madonna delle Grazie, con l’Immagine di Maria lì ricollocata, che ha concesso, concede e concederà ai Suoi devoti ogni grazia e benedizione dal Cielo. Vieni qui riportata una magnifica poesia in vernacolo fabrianese dell’insigne poeta locale Pietro Girolametti:

“La Madonnetta de le Grazie” (di Pietro Girolametti)

Ne la penombre de la Sua Chiesetta
accanto ar vecchio ponte sopra ‘l Giano
risplenne el viso de la Madonnetta
che tante grazzie ha fatto a Fabbriano.

Quanti sospiri e pianti avrai ‘scortato
quante preghiere, quante ‘nvocazzioni,
quante promesse de ‘n cadè ‘n peccato,
per ottené da Te favori e doni !

Nun i lasciato mai a mani vote
chi te ‘mploràa co’ ‘na vera fede,
le grazzie ricevute a tutti è note,
a quilli che ce crede e nun ce crede.

Perdona, o dorce, cara Madonnetta,
s’armani spesso sula e ‘bbandonata,
si tanti non ze ferma pè la fretta,
perdona, o Madre Vergine e Beata.

Te sai che l’omo d’oggi s’è montato
e ‘n zente più la voce de coscenza,
se vanta ch’è ‘l padrone der creato,
‘n s’accorgie che de Te nun po’ fa senza.

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L’Amore di Gesù e Maria per Fabriano…
 
“Rallegrati, piena di Grazia, il Signore è con Te!” (Lc. 1,28). Con questo saluto particolare alla Vergine, l’arcangelo Gabriele spiega con chiarezza il motivo della scelta di Dio, che agisce sempre per il bene dell’uomo, la sua completa realizzazione. Maria è stata rivestita della potenza dell’Altissimo e il passo del Vangelo dell’Annunciazione ci fa capire che il Padre non costringe nessuno a compiere la Sua Volontà, perché lascia la libertà ai Suoi figli. Infatti, la Madonna rimane sconcertata da quelle parole, ma l’Arcangelo, rassicurandola, Le conferma l’opera del Cielo, dicendo: “Lo Spirito Santo scenderà su di Te” (Lc. 1,35). E allora, divenendo la Sposa della terza persona della Santissima Trinità, Madre del Verbo incarnato ed essendo già Figlia prediletta del Padre, Maria consacra, con il sigillo dell’umiltà, la Sua vita all’Amore (1 Gv. 4,8) con quell’espressione che la Chiesa, ogni giorno, ci fa ripetere all’Angelus: “Ecco la Serva del Signore, avvenga per me secondo la Tua Parola!” (Lc. 1,38).
 
Quanti miliardi di volte, dai primi secoli della Chiesa ad oggi, i cristiani hanno venerato la Vergine dicendole: “Ave, o Maria, piena di Grazia …”. La premessa fatta è necessaria per comprendere la ragione della grandezza dei Misteri di Dio, che per la nostra mente sarebbero incomprensibili, senza la Fede (= “arrendersi a Dio” diceva Giovanni Paolo I). Dunque Madre della divina Grazia e Mediatrice per noi presso il Padre. Diciamo così: il cuore delle mamme si commuove sempre ai bisogni dei figli. Poteva non avere compassione la beata Vergine, quando a Cana, vedendo andare in rovina una festa di matrimonio, ha scoperto che mancava il Vino? La risposta di Gesù alla richiesta di un miracolo da parte della Madre può sembrare un po’ seccata, burbera. Maria dice: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv. 2,5), consapevole già allora che ogni volta che si deve rivolgere a Gesù, da Lui ottiene tutto. Ecco perché la Madonna intercede per noi.
Da Nazareth e Cana ci spostiamo a Fabriano, nella contrada dei tintori, della zona del Borgo. Ancora una volta i protagonisti della storia sono sempre loro, Gesù e Maria. All’incrocio tra via delle Conce e l’ex via Birarelli (odierna via Madonna delle Grazie), sulla parete esterna del muro di un magazzino, era stata posizionata in una Maestà (edicola votiva) l’Immagine della Madonna delle Grazie, dai lineamenti dolcissimi. Presenta infatti “linee regolari, pastosità di colorito, ispira modestia e devozione, mentre all’occhio, tutto dolcezza e amore, pare che sorrida la vita. Rappresenta la Vergine in atto di stringersi al seno con le braccia il Bambino, il quale a Sua volta, Le si avviticchia dolcemente al collo” (can. Sante Agostinelli, in “La cronaca religiosa di Fabriano” 12/1909). Del dipinto, olio su tavola di autore ignoto, non si conosce precisamente l’origine. E’ di scuola romana del XVII secolo (1600-1625). Nella calda mattinata del 13 luglio 1796, una mamma con la sua figlioletta si sono fermate a pregare alcuni istanti di fronte al quadretto, chiedendo con Fede una grazia a Dio. Non siamo a conoscenza della loro grave necessità, del bisogno urgente, ma sappiamo precisamente ciò che è accaduto immediatamente dopo la fiduciosa preghiera: l’invocazione di aiuto era stata esaudita dal Padre, che ha concesso subito il favore tanto desiderato. In più per dimostrare che il Cielo accoglie sempre i nostri sospiri, l’Onnipotente ha operato un miracolo strepitoso: gli occhi della Vergine raffigurata nel quadro si sono mossi ripetutamente, per più volte, nell’arco della giornata, prodigio ripetutosi in altre circostanze tremende, in cui Fabriano ha sperimentato il soccorso immediato di Maria. Folle oranti di fedeli si sono recate a constatare il prodigio. Appena un anno dopo, nel 1797, il magazzino è stato trasformato in un tempietto, l’Immagine trasferita all’interno, collocata sopra il piccolo Altare, su cui ha celebrato per primo il rettore della chiesetta, don Francesco Albacini.
 
L’intercessione della Madonnina delle Grazie si è concretizzata in ulteriori occasioni memorabili, innanzitutto poco tempo dopo il 13 luglio 1796, quando ancora il dipinto era collocato nell’edicola. “Stando ad una pia tradizione, per l’intercessione della Madonna, un uomo in pericolo ebbe salva la vita. Il fatto prodigioso così ci è stato tramandato: un birocciaio stava attraversando con il suo carretto il ponte del Salnitro (situato nei pressi della Sacra Immagine, vicino alle Conce) sotto cui scorre il Giano. Per l’irruenza del torrente allora in piena, la struttura crollò trascinandosi dietro il poveretto. Questi, in procinto di essere travolto e di morire annegato, pieno di Fede e con la speranza nel cuore, si rivolse implorante verso la Maestà vicina. Così ebbe salva la vita. Pare, la tradizione ci dice, che anche in quella occasione la Madonna abbia mosso gli occhi, quasi a significare la Sua disponibilità ad accogliere la supplica. E’ certo che a quel 1796 affonda la fioritura o primavera della devozione speciale all’Immagine Miracolosa”. (D. Pilati, “Santuari della diocesi di Fabriano-Matelica”). Il fenomeno mistico si è ripetuto il 26 giugno 1799, quando clero e popolo fabrianesi pregarono la Vergine delle Grazie nella Sua chiesetta per la pace, dato che il generale Monnier dell’esercito Napoleonico, stava distruggendo la città. Tutti rimasero allibiti per il fatto, che poco tempo dopo, l’esercito si ritirò da Fabriano. In più, la data della liberazione della città dai nazisti è proprio il 13 luglio 1944. I giorni precedenti il popolo si era riunito nel Santuarietto, implorando Gesù e Maria per la fine della Guerra, ormai insostenibile; proprio nella data sopra riportata, tanti accorsero a ringraziare “la Madonnetta delle Grazie” per aver salvato Fabriano, mentre in piazza si festeggiava l’arrivo dei partigiani e dei neo-zelandesi. Ricordando, inoltre, i circa 200 ex-voto (cuori d’argento, purtroppo rubati, offerti a Maria per varie grazie personali ottenute tramite la Sua intercessione) presenti nel tempietto, è certo che “Dio vuole che ogni Suo dono sia a noi elargito per le mani della Vergine Maria” (san Bernardo).
 
L’autenticità del prodigio è confermata non solo a livello diocesano, ma addirittura dalla Santa Sede. Con il rescritto del 29 maggio 1799, Pio VI permetteva al rettore don Francesco Albacini (che ne aveva fatto richiesta), in perpetuo, il 13 luglio, la celebrazione di Messe votive in onore di Maria nella chiesina, Pio VII confermava, per quest’ultima, indulgenze e privilegi annessi ma la concessione più importante è stata fatta con il rescritto del 23 gennaio 1841 da Gregorio XVI: l’indulgenza plenaria a chi, confessato e comunicato (pregando secondo le intenzioni del papa), avesse visitato Maria delle Grazie il 13 luglio ed il 16 dicembre (giorno di san Nicolò, secondo il vecchio calendario liturgico). Nel tempietto vicino alle Conce, san Gaspare del Bufalo ha fondato la Pia Unione degli Agricoltori nel 1818, scomparsa intorno alla metà del XX secolo. Inoltre Le celebrazioni del centenario (1896) furono sensazionali, con la presenza del cardinal Luigi Macchi. Le intenzioni di preghiera per la festa del 13 luglio sono infinite: lavoro, vocazioni sacerdotali, famiglie, giovani, defunti, malati, politica. Affidiamo tutto alla custodia premurosa di Maria: protegga sempre la Sua Fabriano!
 
Ecco una canzoncina, dal titolo “La Madonna delle Grazie” (si canta come Vergin Santa)
 
O beata tra tutte le donne
Tu sussurri al nostro triste cuore
la dolcezza, la gioia, la pace
di Dio Padre che siede su nel Ciel!
 
Rit.: Tu proteggi, o Madre di Grazie,
i Tuoi figli o Regina del Ciel! (bis)
 
Una mamma e la sua figlioletta
Te, pregando, o cara Madonnetta,
una grazia ottennero in fretta
i Tuoi occhi, muovendo fai brillar! Rit.
 
Quando un uomo col suo carretto
annegando vicino al Tuo tempietto
grida aiuto a Te che sei lì accanto
gli occhi muovi, “E’ salvo!” fai gridar! Rit.
 
E ancora le armate francesi
devastando i luoghi fabrianesi
con i cuori a Te già protesi
intercedi, è salva la città! Rit.
 
Invocando il Tuo dolce nome
i tedeschi cambiaron direzione
Fabriano è libera e salva
intercedi per noi gran miseri! Rit.
 
O grandiosa sovrana del Cielo,
delle grazie Tu sei il tesoro immenso,
il Tuo Cuore accoglierà è certo
Fabriano se a Te così dirà: Rit.
 
La Sacra Immagine, a causa del terremoto del 1997, è ora custodita nel Centro Comunitario della parrocchia di san Nicolò, in via Romualdo Sassi.
 
Per visitarla, la chiesa è aperta il martedì, giovedì e sabato da circa un’ora prima della Messa (inverno: 17.30; estate: 18.30); la domenica dalle ore 8:15 alle ore 9:15 (santa Messa ore 8:30).
 
Le foto sono state scattate durante un servizio del 1995 dal signor Angelini Francesco.

Un sentito ringraziamento a Francesco Olivieri, autore dell’articolo e delle foto. 

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