4 - 12 - 2016

Viaggiare pregando


preghiera2REDAZIONE – In un sito che si prefigge di promuovere, in maniera seria e dettagliata, il turismo religioso ed in particolare pellegrinaggi e itinerari spirituali, non può mancare una pagina dedicata alla preghiera intesa come sforzo interiore di liberazione dalle ansie del presente per proiettarsi sul significato vero e profondo del nostro stare al mondo. Pregare è un termine tanto conosciuto quanto biasimato: spesso viene inteso come una perdita di tempo o come qualcosa senza un senso determinato. In effetti, solo formandosi dalle parole di chi ha un’esperienza culturale e interiore maggiore della nostra possiamo davvero comprendere il significato del verbo “pregare”.

Abbiamo quindi preso spunto dal sussidio “La preghiera del cuore. Conversazioni con i giovani” di Andrea Gasparino utilizzato da numerose scuole di preghiera di tutta la penisola. Il testo è distribuito dalla casa editrice Elledici.

Gasparino nel retro di copertina sostiene che “la preghiera è amore e l’amore deve sempre crescere, se è autentico amore. Il cammino della preghiera ha le sue insidie: il verbalismo e l’intimismo sono forse le due insidie più frequenti e pericolose. Più la preghiera diventa interiore, più incide sulla nostra vita quotidiana e sulle nostre scelte, più da garanzia di essere amore”.

Impara a pregare chi è capace di maneggiare bene tre pulsanti: sembrerà strano sentire questi termini, più adatti ad una fabbrica che ad un luogo dove si vuole fare piazza pulita delle ansie quotidiane per mettersi in rapporto diretto e ravvicinato con Dio, ma così viene indicato da Gasparino. Il primo pulsante è l’umiltà, ovvero la capacità di fare verità dentro di noi, e quindi mettersi davanti a Dio come si è e non come si vorrebbe essere. Il secondo pulsante è la convinzione che Dio ci ama personalmente come suoi figli: è più fedele di un padre, non ci abbandona e quindi la preghiera diventa davvero un atto filiale. “Dio mi ama!”: ecco il punto di fuoco e l’esclamazione a cui dovrebbe giungere chi intraprende un cammino serio di preghiera. Infine viene il terzo pulsante, la capacità di amare. Come si ama nella preghiera? E’ difficile spiegarlo in maniera razionale e pragmatica, ma di fatto l’amore cristiano si sperimenta nella capacità di offrirci a Dio.

Affermare ciò è come sostenere che il cammino della preghiera dovrebbe consistere in questi tre passaggi: parlare (preghiera vocale), ascoltare (preghiera di ascolto) e rispondere (preghiera di amore).

“La preghiera è un bene sommo, è una comunione intima con Dio, deve venire dal cuore, deve fiorire continuamente, giorno e notte. E’luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo, è un desiderare Dio, è un amore ineffabile prodotto dalla grazia divina”. (San Giovanni Crisostomo)

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