28 - 07 - 2017

Pianeta ad arazzo del XV° secolo – Museo diocesano Rieti



Pianeta-San-FrancescoLa città di Rieti fu a lungo frequentata da San Francesco d’Assisi fra il 1209 ed il 1225, quando s’infittirono le sue relazioni con la curia di papa Onorio III e con il suo protettore, il cardinale Ugolino dei conti di Segni, destinato a salire sul trono di San Pietro con il nome di Gregorio IX.
Sulle alture boscose che circoscrivono la valle solcata dal Velino, fondò i romitori in cui scrisse le pagine più intense della sua legenda costellata di miracoli.

La Custodia Reatina, che nel corso del XIV secolo fu una delle più importanti circoscrizioni della Provincia Romana, fiorisce e prolifera intorno ai tre nuclei primari dei romitori di Greccio, Poggio Bustone e Fonte Colombo, destinati ad esercitare una costante attrazione ed a dotarsi di nuove strutture per l’accoglienza dei frati.
Tra le opere d’arte sacra d’ispirazione francescana attualmente custodite presso il Museo dei Beni Ecclesiastici della Diocesi di Rieti, si distingue per pregio ed originalità una pianeta del XV secolo: si tratta di un manufatto di rara bellezza, preziosa per la sua fattura, molto singolare per un paramento liturgico del periodo, nonché per la minuziosità del disegno.

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E’ infatti tessuta interamente ad arazzo con ordito e trame in filato di lana molto sottili. Sul recto e sul verso, nella parte dello stolone a forma di croce, sono rappresentate delle scene tratte dalla passione, con San Francesco e Sant’Antonio inscritti in delle scenografie architettoniche, vesti sacre e oggetti liturgici. Sul tessuto di fondo, anch’esso realizzato con una tessitura ad arazzo, sono presenti i monogrammi di Gesù Cristo e della Vergine Maria.
Il bordo esterno e lo scollo sono decorati con un gallone il quale è rifinito ulteriormente da un nastrino di seta gialla. Il manufatto è caratterizzato da colori molto accesi, il tessuto di fondo in grigio-viola è impreziosito dallo stolone in colore rosso e dalle decorazioni in diversa tonalità di giallo, rosso, rosa e bianco. Inoltre la pianeta è sprovvista di fodera.
Il colore verdastro del fondo sta ad indicare che la pianeta era destinata ad essere indossata per le liturgie del tempo ordinario.
L’indumento, profilato sui lembi esterni da una sottile, elegante fascia bicroma a motivi fitomorfi, presenta i monogrammi di Cristo e della Vergine Maria, IHS, XPS, MY, AVE MA.
I caratteri maiuscoli, dalle aste marcate ingentilite da grazie, nastri color rubino e verdi racemi ad imitazione di arcaiche miniature, hanno il fusto di color giallo e ocra definito da una sottile linea rossa che rende meglio leggibili gli acronimi sullo sfondo compatto del tessuto.
La sigla che fa memoria del saluto rivolto dall’arcangelo Gabriele alla Vergine, Ave Maria, è sovrastata da una preziosa corona gigliata.
Assume un particolare significato semantico, coerente con l’ispirazione cristologica della pianeta, la croce che s’innesta sul corpo orizzontale della lettera H del monogramma IHS, Iesus Humanitatis Salus o, se si vuole, Iesus Hominum Salvator: il capestro è ormai vuoto, si è compiuto il sacrificio sublime da cui l’umanità riceve salvezza.
Dall’asta della croce, dal braccio trasversale del patibolo sporgono contorti tre grandi chiodi insanguinati.
In alto, sopra al cartiglio sul quale è stata esposta la tabella recante in sintesi la sentenza, è poggiata la corona di spine che ha cinto il capo di Cristo nelle ore concitate del suo iniquo processo.
Tanto sul recto che sul verso dell’indumento si distende un doppio stolone cruciforme: sul petto dell’officiante, sono disposte specularmente le immagini di San Francesco d’Assisi e di San Giuseppe, come affacciate all’interno di un  elegante loggiato.
Il volto imberbe di San Francesco, dalle guance rubizze e la testa tonsurata, si apre in un lieve sorriso che ben si accorda alla postura corpo, rappresentato di tre quarti, le spalle curve, le braccia flesse, le mani aperte in un abbraccio universale, evidenziando così le stimmate sanguinanti nel palmo. L’umile saio bigio indossato dal Santo, dall’ampio cappuccio a cocolla, è cinto da un rustico cordiglio.

Ileana Tozzi

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