26 - 03 - 2017

Santuario del SS. Crocifisso – Treia (Macerata)



Santuario del Ss. Crocifisso - Foto Mario Severini

Santuario del Ss. Crocifisso - Foto Mario Severini

TREIA (Macerata) – Il Santuario del SS. Crocifisso di Treia, nelle Marche, risale agli inizi del 1900. Si tratta di un luogo di culto ricco di arte e di storia. Sembra infatti che la sua costruzione sia molto più antica e che un drammatico terremoto abbia fatto crollare tutto il complesso religioso in un secondo, facendo scomparire ogni traccia di tutto ciò che c’era prima.

Alcune voci riportano che la prima chiesa, fosse una struttura contenente ori e preziosi oggetti posti in quel luogo grazie ai nobili dell’epoca che volevano onorare il santuario.

Internamente è possibile visualizzare il Crocefisso del Cristo, riconducibile forse a Donatello, simbolo di devozione e di venerazione per tutti i fedeli che si recano sul luogo. Il viso del Cristo sembra raccontare la vita di agonia, ma nello stesso tempo di amore che ha trascorso nella sua esistenza.
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Maggiori informazioni:

Treia
il sito ufficiale del Comune di Treia

Commenti

Un commento in “Santuario del SS. Crocifisso – Treia (Macerata)”
  1. Macerata-, 16-Maggio 2010

    Riceviamo e comunichiamo

    COMUNICATO STAMPA

    Il libro sarà presentato il 16 maggio a Torino, al Salone Internazionale del Libro, nello stand delle Marche.

    Il 21 maggio a Macerata al teatro Don Bosco ore 21,15
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    “Dialogo, sulle orme di Li Madou”
    Un libro artistico di liriche di Gian Mario Maulo e immagini di Carlo Iacomucci

    su Padre Matteo Ricci (1610-2010)

    “DIALOGO” Sulle orme di Li Madou (Edizioni Ephemeria, Macerata 2010): con quest’opera di liriche ed acquerelli il poeta Gian Mario Maulo e il noto artista urbinate trapiantato a Macerata Carlo Iacomucci rendono omaggio al loro illustre concittadino Padre Matteo Ricci (Li Madou in cinese) a 400 anni dalla morte avvenuta a Pechino l’11 maggio 1610.

    Il libro, in elegante edizione d’arte curata dall’architetto Antonello Andreani, composto di 82 poesie distinte in tre sezioni (Pellegrino,Tendo le mani, Prima luce), costituisce un viaggio esistenziale sui temi comuni all’umanesimo cristiano e alla religiosità orientale: vita-morte, persona-natura, uomo-cosmo, parola-silenzio di Dio, Uno-Tutto, Alfa-Omega del mondo e della storia, immanenza-trascendenza… La sequenza delle 16 immagini di Iacomucci , aperta dal mappamondo ricciano in copertina , segue, invece, il percorso di P. Matteo Ricci dalla terra natale ai luoghi simbolo e ai personaggi della cultura cinese.

    La prefazione del vicedirettore dell’Osservatore Romano Carlo Di Cicco delinea il viaggio sapienziale tracciato dai testi, mentre lo storico dell’arte Stefano Papetti sottolinea il segno originale delle immagini istoriate di ideogrammi.

    Una nota dell’autore dei testi evidenzia l’impronta dei luoghi natali nell’avventura missionaria e culturale di Li Madou e l’incontro con il mondo orientale segnato da una ricerca cosmica e mistica.

    L’opera, che ha il patrocinio della Regione Marche, della Provincia e del Comune di Macerata, del Comitato per il IV centenario di Padre Matteo Ricci ed è sponsorizzata da aziende locali, viene presentata ( e trasmessa via web) e il 16 maggio a Torino, al Salone Internazionale del Libro, nello stand delle Marche;

    a Macerata, invece, viene rappresentata venerdì 21 maggio alle ore 21,15, in una serata multimediale aperta dal prof. Evio Hermas Ercoli, al teatro Don Bosco: i testi lirici letti da Piergiorgio Pietroni e Fulvia Zampa del CTR si alternano a brani eseguiti dalla Scuola di Musica ‘Don Bosco’ sullo sfondo degli acquerelli inediti del libro.

    (allegati : opere illustrative di Carlo Iacomucci)-

    per contatti:

    gmaulo@tiscali.it

    carloiacomucci@libero.it

    Tel. 320-0361833

    Macerata– -maggio 2010

    Press-R

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    Prefazione di Stefano Papetti ( storico dell’arte )

    Il segno di Iacomucci per Matteo Ricci

    Sfruttando le doti mnemotecniche apprese durante l’alunnato romano presso i Gesuiti, padre Matteo Ricci stupì i sapienti cinesi dimostrando loro di conoscere quattrocento ideogrammi, gli stessi che Carlo Iacomucci fa volteggiare nei cieli delle sedici tavole che ha realizzato per accompagnare le poesie di Gian Mario Maulo.

    Le immagini concepite dal pittore maceratese, più che un convenzionale omaggio a Matteo Ricci nel periodo in cui ricorrono i quattrocento anni dalla sua morte, costituiscono il diario di un viaggio che da Macerata ci conduce sino in Cina, nella Città Proibita, dove il gesuita marchigiano ebbe solenne sepoltura.

    I cieli della fantasia dipinti da Iacomucci sono solcati da ideogrammi e da goccie di pioggia che sovrastano i luoghi dell’antica città che Matteo Ricci frequentò da ragazzo ma, nel segno di una continuità grafica e geografica che attraversa mari e continenti lontani, ritroviamo i medesimi simboli anche nei cieli d’Oriente, a sottolineare il ruolo di mediatore culturale svolto dal sacerdote maceratese.

    Il segno di Iacomucci, nella sua nitida e rigorosa chiarezza, soddisfa bene la volontà didascalica che presiede questa iniziativa culturale: l’eleganza dei maestri orientali, che tanta ammirazione suscitò nei pittori europei del XIX secolo, si rispecchia negli acquarelli dell’artista, richiamandone certi raffinati preziosismi grafico-pittorici.

    Questo stile che fonde la rarefatta semplicità dell’arte orientale con le capacità descrittive di quella occidentale, si attaglia bene ad esaltare i temi di carattere interculturale rappresentati da Iacomucci e può ben accompagnare i contenuti del trattato “Sull’amicizia”, il volume di Matteo Ricci che tanti consensi gli valse presso l’intellighenzia cinese.

    Con le parole del gesuita marchigiano si potrebbe dunque dire “Se nel mondo non vi fosse l’amicizia, non vi sarebbe gioia”, la gioia di esistere che traspare anche nelle creazioni di Iacomucci. Stefano Papetti

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    Prefazione di Carlo Di Cicco ( Vicedirettore de L’Osservatore Romano)

    Sulle orme di Li Madou

    Matteo Ricci (Li Madou in cinese) è stato un grande promotore dell’amicizia come stile missionario. Lo hanno definito pietra miliare nel processo di inculturazione del Vangelo e primo ponte culturale tra Oriente e Occidente. Una figura di cui si sente molto bisogno anche ai giorni nostri. La raccolta di poesie di Gian Mario Maulo dal titolo “Dialogo” si muove sulle orme di Matteo Ricci, suo eccezionale conterraneo. Con la poesia, strumento disarmato, flessibile. Materia delicata, a volte controversa, nella quale l’autore ha già dimostrato di muoversi con personalità e visione aperta del mondo e delle aspirazioni umane. La poesia, infatti, è questione di cuore che filtra la conoscenza del presente mescolata al mondo dell’inconscio, alle idee strappate al buio della caverna platonica e che richiede lenti speciali per leggere e raccontare la realtà senza separarla dai sogni. E’ arte e, dunque, dono che trasforma parole innocue in magie. La poesia, come ogni arte, è capace di esprimere grovigli di sensazioni altrimenti indicibili. Passioni e sentimenti sono la “selva selvaggia, aspra e forte” entro la quale tutti gli umani si aggirano cercando la “diritta via” e il senso definitivo delle cose. Il poeta, nel nostro caso, conserva lo spirito francescano nel momento stesso che svela il disincanto della nostra condizione lacerata dal dolore, assetata di speranza, scossa dall’interrogativo ineliminabile che turbava il principe Amleto. Egli osa ripetere a Dio stesso la scomoda domanda che ha tormentato le vittime della Shoah: dove sei o Dio? “So che ogni giorno si attende la notizia”, si legge in una delle poesie che punteggiano una ricerca ininterrotta di senso, dalla prima giovinezza alla piena maturità dell’autore. Quando la vita si fa notte che a volte può sembrare senza aurora, inutile attesa, Maulo non si rassegna

    a non sperare: forse una notte sorgerà il sole e le leggi che assicurano caducità al tempo potrebbero essere sovvertite. La parola forbita, scelta, limata, varia, viene utilizzata per comunicare emozioni percepite e vissute nella vita quotidiana, vita comune. Sia nell’età giovanile carica di turbamenti di attese per quello che potrebbe essere il nostro futuro prossimo, vissuto tra la nascita e la morte; sia nell’età matura per scrutare – dopo la ricerca lunga una vita – il nostro futuro oltre la vita carnale.

    La stagione del fare e dell’indomabile moto tipica della gioventù, nelle poesie di Maulo, confluisce intatta nella stagione della contemplazione, dove si percepisce il desiderio crescente di incontrare un “Tu”, in grado di garantirci che non tutto di noi morirà e che il nostro obbligato passaggio nelle diverse fasi di vita non è stato vanità inutile. “Ora – recita la composizione finale – mi trovo/sulla soglia nuda/solo/in attesa ad invocare”. Lo schema racchiuso nel “Dialogo” dell’autore è lineare: le tre parti della raccolta, “Pellegrino”, “Tendo le mani”, “Prima luce”, segnano nell’ordine – anche stilistico

    che va affinandosi con lo scorrere degli anni e delle pagine – il progredire della ricerca dell’Altro. Un percorso dell’andare umano alla ricerca del senso nascosto nel sapere e nell’amare, nel vivere e nel morire, nell’inquietudine e nella finitudine che scava senza sosta il cuore e la mente di noi mortali. Un passaggio graduale dal tutto e subito, inseguito come possibile miraggio agli inizi, alla capacità di trattenere saggiamente per sé le poche cose che contano, lasciando al vento la pula di sogni e aspettative appariscenti, sfiorite nel tempo. Stille di saggezza di Matteo Ricci, si ritrovano dense e condivise dall’autore che con la sua poesia ne certifica l’attualità e la validità in ogni regione della terra, oltre le colline maceratesi, ispiratrici di poetici incanti. In simbiosi interdisciplinare tra le arti, le poesie prendono corpo visivo nei sedici acquerelli dell’artista Carlo Iacomucci sui luoghi ricciani di Macerata e sui principali personaggi incontrati in Cina. Carlo Di Cicco

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